mercoledì 28 dicembre 2011

L'idea del "Fondo taglia-debiti" ricorda da vicino quella del Prestito di Salvezza Nazionale!

Ave a tutti, spero abbiate passato un buon Natale e vi apprestiate a passare un altrettanto buon Capodanno, pur cone le inevitabili ristrettezze economiche con cui praticamente tutti dobbiamo avere a che fare.

Ho avuto parecchio da fare in questo mese - tra le altre cose, ho cambiato lavoro e mi sono laureato: abbastanza per essere giustificato, no? - ed ho trascurato abbastanza il blog: oggi però torno alla carica, con questo ultimo articolo del 2011, che sarà a mero scopo auto-propagandistico. :-)


I pochi lettori forse ricorderanno che, ai primi di Novembre di quest'anno, proposi un'idea potenzialmente innovativa per, allo stesso tempo, ridurre il debito pubblico, dismettere patrimonio dello Stato (liberando quindi parte di quelle immense "risorse congelate" che rispondono al nome di beni pubblici), non consegnare le attività dismesse tutte in mano estera ed infine offrire un nuovo "porto sicuro" per il risparmio privato italiano: quest'idea l'avevo chiamata, un po' pomposamente, Prestito di Salvezza Nazionale.

Ora non mi metterò a rispiegare daccapo come funzionava il meccanismo per filo e per segno (anche perché è sempre visibile l'articolo originario), ma voglio solo ricordare che, in sintesi, prevedeva:
  • il conferimento di beni statali con potenziale di mercato (ad esempio le migliaia di appartamenti di proprietà di Stato ed Enti locali) ad un apposito Fondo d'investimento;
  • l'emissione, da parte del Fondo medesimo, di obbligazioni con rimborso finale in unica soluzione (dette anche zero coupon o, più semplicemente, come i BOT), da offrire al pubblico risparmiatore, con l'opzione (per il Fondo) di rimborsare queste obbligazioni o in contante o con quota-parte dei beni reali posseduti dal Fondo stesso;
  • l'uso del denaro incassato dall'emissione delle obbligazioni per il riacquisto di BOT, BTp, CCT e CTZ sul mercato secondario, ovvero l'annullamento di parte del debito pubblico pregresso.
L'idea aveva avuto riscontri discordanti e diversi, ma non di questo che voglio parlare: il fatto nuovo è che oggi, sul Corriere della Sera, è presente la notizia che, al Ministero dell'Economia, stanno pensando a qualcosa che assomiglia molto a quello che avevo proposto io ormai quasi due mesi fa.
Sul Corriere lo chiamano "Fondo taglia-debiti", ma il meccanismo di funzionamento è assai simile: leggiamolo insieme...


Con il governo Monti, l'Italia ha avuto il rigore, non ancora la crescita. Anzi, è in arrivo la recessione. È lecito sperare qualcosa dalle riforme, se si faranno. Sarebbe imprudente, dato anche il quadro internazionale, aspettarsi troppo. Sul piano europeo, la Bce ha prestato quasi mezzo trilione di euro all'1% alle banche, scontandone gli attivi. Ma da questa operazione si pretende tutto e il contrario di tutto: troppo.
Si dice, per esempio, che tali denari debbano andare alle imprese per contrastare la recessione. Bene. E le banche questo promettono, a partire da Unicredit le cui fondazioni hanno infine deliberato l'adesione all'aumento di capitale. Ma, con le assicurazioni, le banche sono anche e da sempre le massime acquirenti di titoli del debito pubblico. E così si insinua che, senza strombazzarlo, le banche faranno pure il loro secondo lavoro, magari per approfittare della forbice dei tassi. Con astuzia machiavellica, insomma, Mario Draghi si avvierebbe al quantitative easing dei titoli pubblici per interposte banche private. Da un punto di vista pubblico, sarebbe più logico che a sottoscrivere le nuove emissioni fosse la Bce. Ma le regole europee fanno questo regalo alle banche. Eppure...

Fino a ieri, i titoli pubblici dell'eurozona erano considerati risk free , privi di rischio. Di più: erano raccomandati dalle autorità monetarie internazionali per costituire in ogni banca i cuscinetti di liquidità indispensabili a fronteggiare le emergenze. Ebbene, come possono le banche continuare nel loro secondo lavoro se ciò che era risk free non lo è più per decisione della European Banking Authority (Eba) e del Consiglio europeo, nel silenzio della Bce e se comprando titoli pubblici rischiano nuove svalutazioni e nuovi aumenti di capitale?
L'Eba e il Consiglio europeo hanno gridato al mondo che il re è nudo, dimenticando che la civiltà si regge anche su qualche tabù. È possibile che, per continuare a vivere, il re debba rapidamente ricoprirsi, è possibile cioè che il debito pubblico dell'eurozona torni a essere considerato senza rischio nei bilanci bancari. Ma quel che è detto è detto. Non a caso il rendimento dei Btp a 10 anni è tornato a un preoccupante 7%.

Nessuno sa interpretare davvero i mercati, entità irrazionali. Perché i tassi sui Btp erano bassi quando l'Italia perdeva il 7% del Pil e sono esplosi nel 2011, anno scarso, ma non terribile come il 2009? Il fatto è che adesso si è acceso il faro sui debiti pubblici. E allora anche la quantità è entrata nel computo dei rischi. Come, del resto, accade in tutte le aziende. Accanto ai provvedimenti per la crescita, serve dunque una mazzata al debito per riportarne il costo a livelli più sostenibili.
Sulla carta le idee sono due, non necessariamente alternative: a) un consistente prelievo una tantum sulla ricchezza delle famiglie da una certa soglia in su; b) una realistica valorizzazione delle attività pubbliche in tempi stretti. La prima idea, sostenuta soprattutto dai sindacati, non è stata adottata dal governo Monti. Che si è limitato a una somma di imposte patrimoniali (lusso, bolli, Ici) che vale quasi l'1% del Pil. Più o meno quanto chiedeva Confindustria. L'idea del prelievo straordinario potrà essere ripresa, magari con parziali compensazioni sulle dichiarazioni dei redditi future come consigliava sul Corriere il banchiere Pietro Modiano? Al momento nessuno può dirlo, anche perché nel Pdl e nello stesso Pd si nutrono molte riserve sul prelievo pesante.

La seconda idea può avere attuazioni diverse, purché immediate e senza dimenticare che non siamo più negli anni 90, con le Borse al rialzo e tutta l'argenteria ancora da vendere. Qui siamo al cesello, per incassare subito e non svendere. Per smobilizzare gli edifici delle pubbliche amministrazioni centrali e locali, Deutsche Bank suggerisce di importare dagli Usa il modello dei Real estate investment trust , grandi fondi immobiliari con benefici fiscali ai sottoscrittori. Tra i tecnici ministeriali non si esclude di usare questa formula, che può coinvolgere i cittadini, anche per le partecipazioni (Eni, Enel, eccetera). Un fondo da 2-300 miliardi potrebbe indebitarsi per la metà dando tutti gli attivi in garanzia e ricomprare titoli di Stato approfittando delle basse quotazioni.
Mediobanca propende per la costituzione di una società, anche pubblica, alla quale Tesoro ed enti locali dovrebbero cedere partecipazioni e immobili appetibili per 100 miliardi. Questa società pagherebbe emettendo obbligazioni a un tasso assai più basso dei Btp perché garantite non solo dallo Stato ma anche dagli attivi. Queste obbligazioni verrebbero riservate a banche e assicurazioni in cambio dei loro Btp. Che il Tesoro potrebbe poi cancellare.

In ogni caso, ci vorrà sapienza politica per convincere gli enti locali a conferire case ed ex municipalizzate e, ancor più, per avere il consenso dell'Unione Europea a far uscire i nuovi debiti dal perimetro del debito pubblico. Come fa la Germania con la KfW. E ci vorrà pure il placet della Bce se saranno coinvolte le banche. Ma in ogni caso, è da queste manovre che l'Italia potrebbe emanciparsi in tutto o in parte dai colossali e pericolosi rinnovi di titoli di Stato nel biennio di ferro 2012-13. Con prevedibili e non trascurabili risparmi sui tassi.


Le parti più interessanti le ho evidenziate con il grassetto, perché l'articolo parla (in gran parte) anche d'altro.

Esiste comunque una sostanziale differenza tra quanto proposto da me e quanto previsto dalla formula del Ministero: i beneficiari delle obbligazioni sarebbero solo banche ed altri "investitori istituzionali", non i cittadini comuni, i quali così si vedrebbero privati della possibilità di partecipare alla pur auspicabile dismissione di patrimonio statale.

Staremo a vedere come la vicenda si evolverà...

Tojo

venerdì 11 novembre 2011

OPERAZIONI: acquistato BTp 01/09/2040

Oggi mi sentivo molto spericolato e quindi ho acquistato dei BTp quarantennali ad un prezzo medio di 75,5 €.


Non che la mia (s)fiducia nell'Italia sia migliorata, ma il possibile governo Monti guida al rialzo e, se la cosa si dovesse concretizzare, è possibile che i rendimenti scendano verso il 6% (e magari anche sotto), senza contare che una presidenza Monti troverebbe un alleato più "accomodante" nella BCE (che, ricordo, sostiene le quotazioni dei nostri titoli di Stato).


Vediamo un po' se dovrò pentirmi di questo azzardo completo: ovviamente, aggiornerò il blog di conseguenza.


Tojo

mercoledì 9 novembre 2011

Altri si stanno accorgendo della sottovalutazione del platino!

Ave a tutti!


Forse ricorderete che, circa un mese fa, scrissi un pezzo sull'evidente anomalia del rapporto platino/oro, dove evidenziavo come stranamente l'oro "bianco" costasse decisamente meno dell'oro "giallo", mentre storicamente il rapporto è sempre stato inverso.


A quanto pare non sono l'unico ad aver notato la cosa - ci mancherebbe altro! - ed anche siti specialistici iniziano a parlarne, come ad esempio Money Week.


Buona lettura! ;-)


Tojo

sabato 5 novembre 2011

L'idea del PRESTITO DI SALVEZZA NAZIONALE si trasforma in una lettera aperta ai giornali

Non posso che essere lusingato dalla buona accoglienza che, su Facebook (dove solitamente ri-pubblico gli articoli che scrivo qui), ha avuto la mia rudimentale idea alternativa/anti-Patrimoniale esposta ieri.

Visto che la cosa mi ha messo di buon umore, ho pensato di azzardare ancora un po' e provare a metter giù due righe (eufemismo: in realtà sono parecchio di più), scrivendo una lettera che proverò ad inviare a quotidiani, riviste e blogs finanziari italiani: chissà che, sempre che venga pubblicata, non ne sortisca un positivo dibattito su come diminuire il nostro Debito pubblico, senza usare il solito repertorio tributario-vessatorio.

Di seguito riporto la lettera (dove ho cercato anche di essere più preciso e dettagliato sugli aspetti "tecnici" dell'operazione): buona lettura! ;-)

Piacenza
5 novembre 2011
Egregio Direttore,
sono un ventiquattrenne laureando in Finanza aziendale, con la passione per la Macroeconomia ed il bilancio delle Amministrazioni pubbliche, e sono preoccupato per il rapido deteriorarsi dei conti dello Stato.

Non appartengo alla categoria dei disfattisti ad ogni costo e, avendo studiato materie finanziarie, riconosco che, sicuramente, una parte dell’attuale situazione italiana dipende da un problema di fiducia (visto che i conti pubblici non sono così terrificanti ed il nostro debito, proporzionalmente, non è certo peggiore di quello di 20, 10 o 5 anni fa): ad ogni modo, prescindendo da cause e motivazioni, un problema ormai c’è e va affrontato.
Piaccia o no – e personalmente sono tra quelli cui piace – il mercato e l’economia vogliono maggiori sicurezze sul nostro conto: il che, tradotto, significa un impegno visibile per un (ulteriore) miglioramento delle nostre finanze pubbliche.
Di questo si sta rendendo conto (di malavoglia) anche la classe politica, la quale sembra avere come unica proposta un intervento sul fronte delle entrate: maggiore imposizione, minore incentivazione o (spauracchio supremo) una Tassa Patrimoniale.

Superfluo dire che sono assolutamente contrario all’idea di un incremento delle imposte, tanto più se si dovesse realizzare sotto forma del tributo più ingiusto ed odioso, ovvero la Patrimoniale: vivo però anche nel mondo reale e, per quanto scritto sopra, so che sono necessari soldi – adesso! – e che è finito il tempo delle “soluzioni a costo zero”. Si può però ancora scegliere “di che morte morire”.

Ecco quindi la mia modesta proposta, emersa da un avvincente dibattito sul popolare social network Facebook, e che mi piacerebbe condividere con i lettori del Suo giornale: chissà che non sia preso come spunto da qualcuno “molto in alto”!

Da un lato sappiamo che lo Stato ha bisogno di denaro e proverà a prenderlo dove e come può, dall’altro abbiamo tutti il malcelato sospetto che ogni “manovra” ingoi i nostri soldi come un buco nero: insomma, mancano garanzie su come verranno utilizzate le risorse finanziarie che noi, volenti o nolenti, diamo e daremo all’Amministrazione pubblica.
Il senso della mia idea è quindi il seguente: invece di imporre un nuovo odioso tributo, lo Stato faccia un patto con i propri cittadini, una sorta di “prestito d’onore” con vincolo di destinazione delle risorse così raccolte e garanzie reali sulla restituzione e remunerazione delle stesse. Esattamente come se noi cittadini fossimo una banca ed erogassimo un mutuo al Governo.

Dal punto di vista tecnico-finanziario, il credito (che potremmo chiamare Prestito di Salvezza Nazionale) dovrebbe essere emesso dal Tesoro italiano, sotto forma di obbligazioni che, volontariamente – sottolineo “volontariamente”! – noi cittadini acquisteremmo.
Queste obbligazioni dovrebbero avere inoltre le seguenti caratteristiche:
  • rimborso di quota capitale ed interessi in un’unica soluzione a scadenza (esattamente come un BOT, con il vantaggio di non caricare le Finanze Pubbliche di ulteriori oneri finanziari periodici);
  • garanzia reale su montante ed interessi, rappresentata da Beni Pubblici Disponibili (che recenti stime del Tesoro valorizzano in 700 miliardi di euro);
  • conseguentemente, opzione di rimborso del Prestito o sotto forma di contante o sotto forma di quota parte dei Beni Pubblici Disponibili dati a garanzia (opportunamente conferiti in un fondo chiuso, con tante quote quanti saranno i titoli del Prestito di Salvezza Nazionale);
  • vincolo di destinazione delle risorse finanziarie così raccolte, con finalità esclusiva – ribadisco, esclusiva! – di riduzione dello stock di Debito pubblico, ad esempio tramite creazione di uno SPV (Special Purpose Vehicle), che da un lato si finanzi mediante la raccolta del Prestito, dall’altro si accolli una quota identica di BOT, CCT, CTZ e BTP.

Nel gergo economico-finanziario, quest’operazione sarebbe una via di mezzo tra uno swap tra Debito pubblico junior (non garantito, quello attuale) e senior (garantito, quello del Prestito) ed un ABS (Asset-backed security, strumento obbligazionario garantito da attività sottostanti). I vantaggi ritengo potrebbero essere molti, tra cui:
  1. riduzione della mole di titoli di Stato da dover rinnovare a scadenza (con conseguenti problemi di aumento dei rendimenti richiesti), grazie alla loro estinzione definitiva tramite liquidità da Prestito Nazionale;
  2. miglioramento della fiducia verso l’Italia, con probabile riduzione dei tassi d’interesse, sia sul mercato secondario che su quello primario (ovvero possibilità di rifinanziare il Debito pubblico restante a condizioni più vantaggiose);
  3. avvio di un vero piano di valorizzazione e privatizzazione dei Beni Pubblici (grazie all’opzione di pagamento del Prestito con quote degli stessi), con il vantaggio che essi rimarrebbero in mani italiane;
  4. trasformazione del pericolo di una nuova tassa in un’allettante opportunità d’investimento “sicuro” per noi cittadini;
  5. smobilizzo di una grande quantità di risorse statali oggi per lo più improduttive, con beneficio del nostro asfittico mercato finanziario;
  6. infine, possibile aumento del gettito fiscale per lo Stato, grazie alla tassazione di tutti i capital gains che sarebbero fatti dai sottoscrittori del Prestito Nazionale, al momento del suo rimborso da parte del Tesoro.

Sono consapevole che molto probabilmente ho semplificato troppo le cose, sottovalutando rischi e problemi di un’operazione del genere, ma proprio per questo spererei che si ingenerasse un bel dibattito sulle soluzioni alternative ad un “classico” ed assai poco gradevole nuovo aumento dell’imposizione fiscale.


Tojo

giovedì 3 novembre 2011

Un'idea concreta ed alternativa alla minaccia della TASSA PATRIMONIALE

E' parecchio che non scrivo sul blog, e me ne scuso: prima piccoli problemi di salute, poi settimane intensissime, fatte di uno o più colloqui ogni giorno, mi hanno davvero prosciugato le energie, dandomi anche poco tempo proprio per stare aggiornato sull'attualità economica e politica.

Ritorno oggi perché il tema è davvero di quelli che non si possono tacere, ovvero il ritorno del "fantasma" della tassa sui patrimoni degli italiani: retorico dire che non condivido assolutamente e che credo sarebbe solo l'ultimo tentativo di "comprare tempo", sperando che "miracolosamente" i problemi dell'Italia si risolvano da soli.

Tuttavia, è pur vero che non si può soltanto dire "sono contrario a X, Y e Z", perché è innegabile che ci sia un'emergenza, che va tamponata in qualche modo: il tempo delle soluzioni "a costo zero" sono finite da tempo (e la colpa è ovviamente della classe politica e di tutti quanti, tra noi cittadini, vi siamo stati complici), ma si può ancora scegliere "di che morte morire". Evviva! :-)

Ecco quindi che voglio condividere con quei (pochi o tanti) che mi leggono la seguente idea sostitutiva alla Patrimoniale: un PRESTITO VINCOLATO "DI SALVEZZA NAZIONALE".

Premesso che lo Stato italiano ha bisogno ora di denaro, il problema n°1 è sempre: ma che uso sarà fatto dei nostri soldi? Andranno a diminuire il debito pubblico oppure si perderanno in mille rivoli?
Ma soprattutto, perché dovrei dare ancora dei soldi ad un Paese che mi ha sempre trattato a pesci in faccia?
Insomma, emerge in tutta prepotenza la necessità di avere garanzie!
Da qui l'idea.

Invece di una nuova odiosa imposta, lo Stato italiano chieda un prestito ai suoi cittadini, anche se un po' diverso dalle tradizionali emissioni di BOT, CCT, CTZ e BTP: offra sostanzialmente un "contratto" a noi cittadini, dove noi offriamo denaro fresco dai nostri risparmi, ma a patto (e qui sta la chiave) di avere finalmente GARANZIE sia sulla destinazione del montante, sia sui termini di restituzione del prestito.

L'ipotesi di lavoro potrebbe essere l'emissione di obbligazioni zero coupon (ovvero senza cedola, sgravando così le Finanze Pubbliche da un ulteriore onere finanziario), che abbiano un vincolo di destinazione (ad esempio l'abbattimento della quota-capitale del debito pubblico italiano) e che prevedano un regime opzionale di rimborso: o denaro contante (quindi come un BOT) oppure la cessione di una quota di beni reali dello Stato (ad esempio immobili e terreni pubblici).
Per facilitare il tutto, si potrebbero creare uno o più fondi chiusi, conferendovi per l'appunto i beni reali dati in garanzia, le cui quote dovrebbero essere pari al numero di cittadini aderenti al programma: nel caso lo Stato non possa o voglia ripagare in contanti, noi creditori potremmo rifarci ottenendo quindi la nostra quota di fondi, per la cui circolazione si potrebbe tranquillamente prevedere una quotazione in Borsa.

Io l'ho chiamato PRESTITO NAZIONALE "DI SALVEZZA NAZIONALE" e ne ho tratteggiato caratteristiche basilari e forse semplicistiche, però credo che sia un'ipotesi di lavoro non proprio campata in aria: ma soprattutto vorrei che si cominciasse a ragionare in termini costruttivi sulle reali alternative che possiamo avere ad un'altra valanga di tasse e balzelli.

Tojo

giovedì 29 settembre 2011

Platino sottovalutato od Oro sopravvalutato?

In questi giorni mi sono astenuto dallo scrivere, un po' perché ho avuto salute altalenante, un po' perché le evoluzioni del mercato (specialmente sul fronte dei preziosi) sono state brusche.

Il fatto che i soldi sul conto BullionVault ci abbiano messo qualche giorno in più di quanto pensassi ad arrivare  è stato un bene, perché mi ha impedito di fare passi falsi e di cadere nella tentazione di comprare oro od argento, che proprio ora hanno iniziato a scendere.

Mai come ora ho capito il valore della vecchia regola "se cominci a sentire consigli d'acquisto [su un'azione, un'obbligazione od una commodity] dal tuo tassista o dal tuo barbiere [allegoria del c.d. "parco buoi"], è proprio il momento di vendere!"

Ed effettivamente, da qualche settimana in qua, c'era molta frenesia attorno ai metalli pregiati: addirittura sui giornali di gossip (così mi ha riferito la mia fidanzata) c'erano messaggi subliminali favorevoli ad oro e argento, per non parlare dei vari Maghi Otelma che gridavano "avremo l'oro a 5.000 $/oz. in men che non si dica!"

In verità è pure possibile uno "scenario 5.000": basta il combinarsi di una politica monetaria "sbragata" da parte della Federal Reserve (il QE3 per ora non arrivato, ma tuttavia sempre "in agguato"), di qualche segnale d'inflazione ed infine di un bel po' di panico-da-fine-del-mondo sul mercato.  
Ma non è questo (ancora) il caso.


Ha destato invece la mia curiosità il seguente grafico (preso dall'ottimo sito Kitco, imprescindibile per ogni appassionato/investitore in metalli pregiati).


La linea ocra rappresenta l'oro, mentre quella blu il platino, con gli anni (dal 2000 ad oggi) sull'asse delle ascisse ed il prezzo in $ all'oncia sulle ordinate.

Il grafico ci dice che mediamente il platino è sempre stato parecchio più costoso dell'oro (anche perché estremamente più raro), tuttavia, dando un'occhiata più da vicino agli ultimi tre mesi di quotazioni, si scopre che...


Si scopre che il platino ha rotto questa decennale relazione, finendo con il costare decisamente meno dell'oro: in questi minuti, ad esempio, il platino prezza a 1540 $, mentre l'oro a 1627 $.
Più di 80 $ di differenza, che in percentuale fanno il 6% di maggior valore dell'oro!!!

Sarò io il pirla, ma sono convinto che questa anomalia non possa durare, pertanto o si rimette a salire rapidamente il platino (mentre l'oro resta al palo) o la discesa dell'oro deve continuare in maniera piuttosto accentuata: in ogni caso, da entrambi gli scenari si deduce che l'oro non possa fare grandi rialzi nel breve termine.

Tojo  

domenica 25 settembre 2011

Inflazione e psicologia

Nonostante il giorno (sabato) e l'ora (quasi le 2:00), non riesco a prendere sonno e quindi scrivo, sperando che la mia stessa verbosità riesca dove la fisiologia fallisce...


Qualche giorno fà ho finalmente scoperto il versante pratico e concreto del gioco delle aspettative in economia, in particolare nella dinamica dei prezzi.
Dove? Facendo complicate regressioni lineari o cercando correlazioni improbabili? No, in treno!

Sì, qualche giorno fà stavo tornando a Piacenza, quando passa un controllore (stranamente simpatico), il quale (dopo aver validato il mio biglietto) si ferma a chiacchierare con un altro passeggero, che evidentemente conosceva.
In breve, il controllore mette in guardia l'amico che dal gennaio 2012 le frequenze dei treni su quella tratta (Milano-Bologna) sarebbero diminuite e, cosa più importante ai fini della narrazione, le tariffe avrebbero avuto un nuovo rincaro.

Poco dopo sentii la mia fidanzata al telefono e, tra una cosa e l'altra, gli comunicai quanto sentito di straforo, concludendo entrambi che avremmo dovuto fare incetta oggi di biglietti a tariffa corrente, per sopportare meglio l'aumento atteso per l'anno prossimo.

In quel momento tutte le parole sentite in università sulle aspettative di inflazione mi sono tornate alla mente e le ho potute finalmente concretizzare in un avvenimento di tutti i giorni, che me le ha rese qualcosa di familiare.

E' chiaro: noi ci aspettiamo un rincaro dei biglietti del treno domani, quindi andiamo a fare incetta oggi di biglietti a prezzo non maggiorato, gonfiando la loro domanda e (idealmente, se il mercato ferroviario fosse libero e non regolamentato) dando una spinta al rialzo ai prezzi stessi.
In realtà, la minaccia del rincaro potrebbe essere appunto solo una minaccia, non realizzandosi mai, tuttavia avrebbe comunque sortito l'effetto di farci spendere oggi molto più denaro del normale ed alimentare la domanda per un intero settore industriale (in questo esempio, quello ferroviario).

Mi sono detto "se questo gioco di aspettative funziona a livello micro, figuriamoci a quello macro!"

Provate a pensare a dei Governi molto indebitati, che non sanno come rientrare dai propri impegni.
Immaginate che questi Governi abbiano pensato che l'inflazione potrebbe essere un valido strumento per abbattere il valore reale del debito stesso.
Immaginate anche che, però, questi Governi si siano accorti che la crisi e la sfiducia serpeggiano tra i loro cittadini, disincentivandoli a spendere, bloccando così sul nascere qualsiasi pressione al rialzo dei prezzi.
Pensate di essere al posto dei capi di quei Governi: non verrebbe voglia anche a voi di far pensare alla gente che è "imminente" un'ondata di inflazione (immaginaria), per invogliare tutti a fare orge di spese "cautelative", apportando momentanei sollievi all'industria dei beni di consumo e portando effettivamente ad un aumento generale dei prezzi? Ma non solo: la moneta utilizzata perderebbe progressivamente potere d'acquisto e così i famosi debiti di cui sopra diventerebbero meno insostenibili, essendo essi stessi denominati nella valuta "svilita".


Mmm... Temo di essermi espresso da cani, perché ho cercato di scrivere di getto quel che mi passava per la mente, ma temo di non aver ottenuto quei gran risultati: e poi il famoso sonno ora sta prendendo il sopravvento.
Meglio che vada a dormire...

Tojo